Ripopolare i piccoli borghi? Una scelta di vita possibile

Come Assemblada Occitana Valades abbiamo seguito con grande interesse la discussione, sorta durante la prima ondata della pandemia, sulla possibilità di ripopolare i borghi alpini come misura per evitare ulteriori pandemie. 

Si parte dal presupposto che cento anni fa l’Italia aveva 30 milioni di abitanti equamente distribuiti tra città, campagna e montagna. Oggi l’Italia ha il doppio degli abitanti concentrati quasi esclusivamente nelle grandi metropoli.

L’architetto Stefano Boeri, il 25 aprile dello scorso anno, con un’intervista su Repubblica ha alimentato, con professionalità e coerenza, il dibattito. Si stima che in Italia ci siano 6000 borghi a rischio abbandono sui 2/3 del territorio dello Stato. In termini istituzionali si chiamano “aree interne” e sono aree ricche di patrimonio culturale, agricolo e storico.

In primis il grosso problema di queste aree sono i servizi scadenti ed anche i trasporti pubblici sono pressoché assenti. Le aree marginali sono state abbandonate negli anni ’60-’70 a favore delle grandi città dove il lavoro in fabbrica era una sicurezza. Il miraggio di un lavoro retribuito mensilmente ha così portato all’abbandono di piccoli centri con la conseguente chiusura anche delle botteghe del territorio.

Un grande problema è costituito dal frammentarismo territoriale che vede larghe aree dei territori divisi in parcelle piccole — per lunghe vie ereditarie — sulle quali è arduo rintracciare la proprietà, sovente anche emigrata all’estero. La Regione Piemonte si è dotata di un’apposita legge sull’associazione fondiaria per ricostruire lotti di terreno altamente parcellizzati e, quindi, inappetibili.

Il nostro pensiero, come Assemblada Occitana Valades, è che sicuramente il turismo deve avere ulteriore impulso ma non può costituire la sola base per un ripopolamento delle piccole borgate perché se dovesse accadere una qualsiavoglia altra emergenza avremmo un numero ancor superiore di attività bloccate. Crediamo che il rilancio debba passare sia dal turismo che da attività localmente in proprio come ad esempio piccoli allevamenti, coltivazioni particolari di erbe e via di questo passo laddove non già presenti specifiche condizioni di lavoro autonomo o subordinato, anche a distanza.

Riteniamo che, nello scenario attuale, un valido aiuto possa venire dai progetti portati avanti da alcuni anni dalla “Banca Nazionale delle Terre Agricole”, finalizzati al rendere disponibili per le colture agricole i terreni abbandonati, a chi ne faccia richiesta. Un’opportunità per realizzare un proprio progetto di vita, con condizioni di acquisti agevolati all’interno di un percorso delineato e rivolto essenzialmente a giovani.

Un’opportunità da cogliere!!!

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